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Il mondo di Steve McCurry tradito da Photoshop


Da quasi tre giorni il Web impazza per un errore di post produzione scovato in un'opera, all'interno di una galleria fotografica. Questa notizia non farebbe tanto scalpore, se l'opera in questione non fosse esposta a Venaria Reale, ma soprattutto, se non fosse una fotografia di Steve McCurry.

Il grande fotoreporter statunitense, conosciuto principalmente per il "ritratto della ragazza Afgana", sta infatti tenendo una rassegna delle sue opere nella grandiosa Citroniera delle Scuderie Juvarriane nella Reggia di Venaria.

Il percorso espositivo propone un viaggio nel "mondo di Steve McCurry" spaziando per gli stati e i continenti visitati dal fotografo.

Le immagini in oggetto sono stampate in grande formato, e proprio questo ha permesso l'individuazione di alcuni piccoli problemi di fotoritocco in un'immagine rappresentante un estratto di vita Cubana.

Noi non vogliamo entrare nel merito degli errori di chi ha curato la post-produzione, anzi, ci sembra che questo caso stia veramente facendo troppo clamore per nulla.

La fotografia, che dir si voglia, è sempre stata post prodotta, oggi come ieri, soltanto utilizzando metodi differenti. Una volta i grandi fotografi postproducevano in camera oscura, modificando luci, ombre, tonalità e in alcuni casi, con artificiosi espedienti, rimuovendo piccoli elementi di disturbo; certamente era tutto più difficile, le immagini non potevano essere elaborate o distorte come oggi avviene con l'uso della software grafica, ma di sicuro prendevano più "spessore".

Pertanto manteniamo alta la nostra stima verso un fotografo che ha fatto e sta facendo la storia della fotografia di reportage, a prescindere da questi piccoli inconvenienti, dettati probabilmente da una ricerca spasmodica della perfezione in ogni singolo scatto.


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